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© foto Gregor Khuen Belasi

La “musica da film” è stata la protagonista del primo appuntamento della rassegna “Musica, orchestra e gioventù” del Bolzano Festival Bozen 2012: programma insolito, esclusivamente basato su celebri colonne sonore, che ha attirato un pubblico variegato e numeroso, con un bel “tutto esaurito” al Comunale.

Protagonisti della serata i giovanissimi musicisti della European Union Youth Orchestra, in un vincente connubio con il carismatico direttore fiammingo Dirk Brossé. Un’orchestra che ancora una volta si è confermata capace di grandi cose, con le doti che maggiormente la caratterizzano: freschezza, energia, entusiasmo. Una compagine variegata, ma al tempo stesso con una forte personalità. Personalità che la presenza di Brossé ha messo ancora più in risalto. Il feeling fra i ragazzi ed il maestro è sembrato nascere spontaneo, naturale ed immediato. D’altra parte la passione che il direttore è riuscito a trasmettere è stata così forte da non poter non influenzare positivamente gli orchestrali, e non solo: è stata tale, infatti, da contagiare e coinvolgere tutti i presenti.

 

Il lungo ed intenso programma ha avuto al centro alcune delle più celebri colonne sonore cinematografiche, da Hitchcock a Spielberg, alcune di esse unanimemente considerate fra i capolavori di questo genere. E’ stata una duplice conferma. In primis, di come la “musica da film” possa svincolarsi dalle scene ed essere eseguita efficacemente nelle sale da concerto, senza perdita alcuna di contenuto. In secondo luogo – come lo stesso Brossé ha ribadito sia durante l’incontro introduttivo che ha preceduto il concerto, sia durante l’intervallo – l’elevato valore artistico dei brani eseguiti ci ha dimostrato come la distinzione fra i generi musicali sia sempre più un limite da oltrepassare: non è possibile infatti stabilire quale sia la “buona musica”, e quale non lo sia, semplicemente etichettandola. Continuando a considerare a priori la “classica” come superiore alle altre si corre il rischio di tagliare fuori tutto un mondo che, invece, meriterebbe di essere riscoperto, valorizzato. Ed i fatti in questo caso, se consideriamo l’alta qualità del concerto e l’indiscutibile successo riscosso, ne sono stati la prova tangibile.

 

 

 

Linda Antonetti

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