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Palazzo Madernini, a Villa Lagarina, è un edificio di grande fascino, i cui saloni vengono messi a disposizione dalla proprietaria, la contessa Antonia Marzani, per concerti o eventi culturali. E’ un modo, come spiega la stessa proprietaria, per per far sì che la storica villa riprenda vita, per condividere il bello che essa ci offre.
E nell’ultima giornata del Festival Mozart sono state molte le persone che si sono ritrovate a Palazzo Madernini in occasione della matinée di Szòfia Boros.
Fin dal suo ingresso la giovane chitarrista ungherese colpisce per la sua naturalezza, per un modo di porsi più che rispettoso. E’ una presenza quasi magica all’interno della sala. Nonostante il pubblico le sia vicinissimo, la sua concentrazione è tale da creare una sorta di isolamento: rimangono solo lei e la sua chitarra, strumento del quale sembra conoscere ogni più recondito segreto e dal quale, con una tecnica accuratissima, sa ricavare ogni tipo di effetto sonoro. Ciò le permette di esprimersi sempre al meglio, qualunque sia il carattere del brano.
Nel programma di domenica mattina si è trovata particolarmente a suo agio. Un inizio delicatissimo, quasi impercettibile, con il malinconico Un dia de novembre di Leo Brower. Grintosa e trascinante nei Drei Tonspiele di Wolfgang Muthspiel. Segue una bellissima esecuzione de La Muerte del Angel di Astor Piazzolla, nel difficile arrangiamento per chitarra sola. E così, un brano dopo l’altro, Zsòfia esplora tutte le possibilità timbriche del suo strumento. Il lungo viaggio attraverso paesi lontani prosegue, spaziando continuamente fra atmosfere dal carattere diverso, fino ad arrivare ai brani conclusivi, particolarmente rappresentativi del filone “esotico”: il Capricho Arabe di Francisco Tarrega e l’Arabesca di Angel Iglesias, che lei stessa ha con molta simpatia presentato in italiano, salutando e ringraziando tutti i presenti. Meritatissimi gli applausi che più volte la richiamano in sala.
Certo è che i suoni della chitarra di Szòfia che domenica mattina hanno riempito le stanze del Palazzo riecheggeranno a lungo fra quelle mura, cosicché la Contessa Marzani potrà dire raggiunto il suo obiettivo di far rivivere la casa.

Linda Antonetti

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