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di Alessandra Paciotti

Sbavature, cambi di tempo inaspettati, entrate in ritardo: nel concerto di Pepe Romero e dei Los Romeros ce n’è per tutti i gusti. Tuttavia Pepe Romero è uno dei chitarristi più apprezzati per il suo stile unico, in grado di combinare la classica e il flamenco, con 64 anni di concerti (il primo a sette anni con il padre Celedonio Romero) e 80 album alle spalle. I Romeros si presentano con il Preludio da La Revoltosa di Ruperto Chapi y Lorente: è il ritratto di una famiglia, affiatata e rilassata, che suona nel salotto di casa più che in una sala da concerto quasi al completo. Pepe inciampa sulla tastiera e ammicca al pubblico, come a renderlo partecipe dei suoi sbagli. E gli spettatori gli perdonano tutto, dal suono non eccellente alle imprecisioni.

La prima parte dell’esibizione, fatta eccezione per il Fandango di Boccherini, non convince interamente – è nel suo complesso poco brillante – ma il concerto è in crescendo, a cominciare dagli arrangiamenti di De Falla. Celin Romero si esibisce con intensità e precisione in due Preludi di Villa-Lobos, mentre è Celino a interpretare in modo piuttosto distaccato Alegrías e Fantasía Cubana, dalla Suite Andaluza del nonno Celedonio Romero. Lito Romero si unisce al cugino in Oriental di Enrique Granados che, intensa e nostalgica, rende questa seconda parte poetica e intima. Infine i Romeros si scatenano nella Suite Flamenca dello stesso Pepe: le pareti della sala svaniscono e si percorrono strade andaluse, mentre i palmi battono sulle chitarre e i musicisti si esibiscono in infuocati rasgueados. Agli applausi roveretani la “familia real de la guitarra” offre due bis, la Noche en Malaga di Celedonio Romero, che permette a ciascun membro di esibirsi in un solo virtuosistico, e un flamenco, durante il quale il quartetto si esprime al meglio sotto l’attenta guida di Pepe Romero.

Al termine dello spettacolo lo ‘zio Pepe’ – così presentato dal nipote Lito Romero – raccoglie tutto l’entusiasmo del pubblico che torna a casa con il dialetto andaluso nelle orecchie e il ricordo di un musicista con la guancia appoggiata sulla spalla della chitarra, capace ancora, dopo tanti anni, di incantare con la sua musica e il suo carisma.

Flamenco!: domenica 23 agosto 2015, ore 21, Corte del Palazzo di Giustizia, Rovereto.

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