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L’intervista

 

di Alessandra Paciotti

È un ventenne sicuro di sé e ambizioso, Leonardo Colafelice, soddisfatto della sua performance roveretana per Wam Festival Mozart. E dopo lo sforzo di sabato sera il musicista – tra pochi giorni impegnato come finalista al concorso internazionale di pianoforte “Ferruccio Busoni” – ci racconta come sia faticoso, se non «straziante», partecipare a questi concorsi: «L’impegno deve sempre essere massimo per ottenere buoni risultati e occorre saper accettare tanto le vittorie quanto le sconfitte». Aggiunge: «Non sono preoccupato del confronto con gli altri finalisti, né dei grandi nomi né di quelli sconosciuti, mi sento preparato e sono concentrato da settimane su questa prova: ovviamente la paura c’è sempre e può ‘annacquare’ la sicurezza che si è faticosamente costruita». Invitato ad approfondire l’argomento, il giovane pianista ci spiega: «Durante i concerti mi concentro sul trasmettere emozioni e sul soddisfare l’aspettativa del pubblico, mentre nei concorsi mi sento teso, avverto la competizione e la paura di non riuscire a dare il massimo».

Una prova del genere, così imminente, ha bisogno di una poderosa preparazione e Colafelice non lo nasconde: «Studio dalle cinque alle sei ore al giorno, con brevi pause»; e subito precisa: «non faccio esercizi specifici per la tecnica, bensì la approfondisco attraverso i brani che devo eseguire».

Di poche parole ma animato da una sincera affabilità, ci dice qualcosa sulla strada che lo ha condotto ad essere considerato una futura promessa del pianismo italiano. Nato in una famiglia di musicisti, «la passione e il talento sono scaturiti naturalmente, come se avessi sempre visto il mio destino segnato dall’amore per la musica».

Sebbene il programma presentato al Festival annoveri molte composizioni di autori della scuola russa del Novecento, non ha predilezioni per un particolare artista: «Non saprei dire se preferisco Beethoven a Rachmaninov», ci dice sorridente. Ha invece simpatie molto nette oltre i confini della musica ‘colta’, a partire dal suo interesse per la musica elettronica: «Sono appassionato del genere techno», compone infatti brani e fa remix, «e mi diverto a sperimentare e considerare il pianoforte come un sintetizzatore». Accenna anche ad alcuni progetti di grande livello che partiranno da settembre, ma preferisce non entrare nello specifico. La domanda sorge spontanea: ha mai pensato ad un crossover tra i due generi, musica ‘colta’ e musica techno? «Più che spunti di musica ‘colta’ vera e propria, che secondo me non si presta ad essere mescolata con altri generi, utilizzo elementi di improvvisazione pianistica: sono affascinato dallo studio dei suoni e li sperimento sul pianoforte come sul sintetizzatore, cercando di perfezionare e di rendere interessante ogni brano».

Torniamo a parlare dei suoi prossimi progetti nel campo della musica che lo ha portato al Festival, e Colafelice ci mostra virtualmente una fitta agenda di concerti, sia in Italia che in altre nazioni, tra cui Norvegia, Stati Uniti e Israele. Ci colpisce la sua sincerità: «In Italia mi sento sempre a casa, mentre all’estero devo confrontarmi con altre realtà e vivere esperienze nuove». Ci saluta con un accenno ad un eventuale progetto discografico, rivelandoci che ha ricevuto «offerte da etichette di medio livello» ma che preferisce aspettare «proposte più interessanti» poiché, conclude, «oggi registrare un disco è più che altro un fatto di immagine e farlo per una etichetta importante aiuta molto a fare promozione».

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